Momenti della celebrazione
Discorso di ringraziamento di Padre Alberto
Eccellenza Reverendissima, grazie per la sua presenza in mezzo a noi e per la fiducia filiale accordatami per essere il servo di questa comunità parrocchiale.
Carissima comunità parrocchiale della Natività di Maria che sono venuto a servire ed amare nel nome del Signore, “…la stola e il grembiule, …sono come l’altezza e la larghezza di un unico panno di servizio: il servizio verso a Dio e quello offerto al popolo” (Don Tonino Bello).
Con queste parole don Tonino Bello, ricorda a me l’identità del sacerdozio, del pastore, chiamato a stare in equilibrio tra questi due “paramenti liturgici”: la stola rinvia alla celebrazione liturgica, il grembiule al servizio caritatevole nei confronti del prossimo, in particolare verso chi è nel bisogno. Tutti e due, però, sono necessari.
Allo stesso tempo, ricorda a voi, popolo sacerdotale, il servizio a Dio e al prossimo, il cui parametro singolare è una stola/grembiule.
Ecco, io e voi, siamo chiamati all’umile servizio della carità per essere il noi.
Questo è il desiderio del Signore: “perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv. 17,20).
Ecco, la sfida più grande per noi è quella dell’unità.
La sfida dell’unità non è la sfida dell’uniformità, ma è la sfida della comunione. La differenza è sostanziale: mentre l’uniformità elimina ogni diversità per creare solo il simile, la comunione protegge la diversità legandola all’altro in maniera profonda e duratura. L’uniformità è l’uguaglianza della forma, la comunione è l’uguaglianza della sostanza. Gesù non ci ha mai chiesto di essere uniformi, ma ci ha chiesto di essere in comunione, in unità.
L'unità nell'amore rivelata nella Trinità deve essere il modello per la nostra comunità.
Solo così, le persone che ci osservano possano dire come dei primi cristiani: "Guardate come si amano!". È la testimonianza credibile dell’unità nell’amore.
Vorrei ora dire grazie e invocare la benedizione del Signore:
su di lei, carissimo Vescovo Domenico;
su mio papà, mia madre e mia cognata Rosa che addormentati in Cristo vegliano e pregano per me;
su i miei fratelli e le loro famiglie.
Invoco la benedizione del Signore su tutta la famiglia presbiterale che in voi, cari confratelli sacerdoti, oggi si è resa vicina a me;
sui sacerdoti che mi hanno preceduto, nella guida di questa comunità.
Invoco la benedizione del Signore su tutti i religiosi e le religiose in particolare sulla famiglia camilliana e sulla congregazione delle vittime espiatrici di Gesù sacramentato.
Invoco la benedizione del Signore su tutte le autorità civili, politiche e militari qui presenti;
Invoco la benedizione del Signore su tutti gli ammalati e gli anziani;
su tutti gli operatori pastorali e i Diaconi permanenti di questa comunità che il Signore mi ha donato come una dote. Grazie! impegniamoci tutti nella vigna del Signore.
Invoco la benedizione del Signore su tutti quelli che si son fatti presenti con un pensiero, una preghiera, un dono, un ricordo, uno scritto, una telefonata, un messaggio.
Su tutti e su ciascuno di voi, presenti e assenti, vicini e lontani.
Grazie!

